
Circa 700 persone lavorano oggi per WALA Heilmittel GmbH. Sono impegnate nella produzione di medicinali antroposofici, della linea di Cosmesi Dr.Hauschka e dei prodotti Dr.Hauschka Med; raccolgono e lavorano le piante, preparano creme cosmetiche e lozioni e vendono i loro prodotti in tutti il mondo. In WALA le cose sono sempre un po’ fuori dall’ordinario: il lavoro è fatto a mano ovunque è necessario, ma le più avanzate tecnologie sono impiegate qualora si ritenga più appropriato. Coltiviamo molte delle nostre piante nel nostro orto botanico, e stiamo attenti a selezionare solo le migliori. Allo stesso modo, le persone che lavorano in WALA non sono impiegati ordinari. Sono responsabili del proprio lavoro e hanno una partecipazione nei profitti della società. Infatti, WALA applica dal 1969 quello a cui il Presidente Tedesco Horst Köhler suggeriva: permettere agli impiegati di condividere i profitti o il benessere produttivo della loro società in questa era di globalizzazione per contrastare il crescente divario tra ricchi e poveri.
Karl Kossmann, primo Direttore Generale e co-fondatore del sistema di condivisione degli utili in WALA, ci racconta come si è giunti a questa soluzione.
Mi sono gradualmente ritirato dal ruolo di Direttore di WALA ma lavoro ancora per WALA Foundation. Negli anni ’50 non avevamo un vero Direttore Generale. Eravamo soci e a quei tempi dividevamo tra di noi le diverse competenze di lavoro. Io ero responsabile del marketing, della gestione del personale e dell’amministrazione commerciale. Rudolf Hauschka e Maja Mewes erano responsabili del laboratorio; due persone erano sempre responsabili di una sola area. Ma Rudolf Hauschka era senza dubbio il ‘Presidente’ della società e fino al 1953 ne fu anche il solo proprietario. Fu nel 1953 che ebbe inizio una vera e propria partnership commerciale, con Rudolf Hauschka, Margareth Hauschka (in qualità di medico), Max Kaphahn e Maja Mewes quali soci. Abbiamo lavorato come una squadra fin da principio, sebbene il lavoro di squadra sia diventato “di moda” solo molto più tardi.
Il principio a fondamento della società: WALA non dovrebbe appartenere a un solo individuo ma la sua conduzione essere condivisa tra coloro che se ne sono assunti carico e responsabilità. Ovviamente, a quel tempo, l’intera impresa consisteva in soli otto impiegati. Nel 1962 mi sono unito alla partnership commerciale, diventando il quinto socio. E a questo punto si arriva a un momento molto importante per me e per la storia di WALA: desideravamo risolvere la questione del possesso della società in un modo diverso da ciò che era comune all’epoca. Max Kaphahn ed io spendemmo parecchio del nostro tempo abbozzando un nuovo Statuto. L’obiettivo era di dividere i profitti annuali, stabilire un’ equa remunerazione per il nostro lavoro mentre gli utili rimanenti dovevano restare alla società ed essere reinvestiti nel suo sviluppo . Si trattava del capitale sociale della società – noi lo chiamavamo il capitale societario. Le nuove clausole stabilivano che tale capitale societario non potesse esser passato in eredità, così come lo stesso titolo di partner. Normalmente, un erede naturale, figlio o figlia, entrerebbe a far parte della società ed erediterebbe la sua quota sociale o per lo meno il titolo di socio. Ma noi escludemmo tale possibilità.
No, non me l’ha mai detto. Il principio basilare per tutti i soci non era soltanto di produrre medicine di eccellente qualità nel rispetto del processo WALA: la nostra idea era anche quella di differenziarci nel campo dell’amministrazione societaria. Il mio predecessore Max Kaphahn fu sempre aperto a tali idee, e Rudolf Hauschka ancor di più se possibile.
Nella considerazione di Rudolf Hauschka, le persone accanto a lui venivano sempre per prime. E se arrivavamo da lui con un’idea, soprattutto se proveniva da Kaphahn o dal sottoscritto, egli non avrebbe mai risposto ‘impossibile’ o ‘non voglio farlo ’. Rispetto alla questione degli utili, sarebbe stato del tutto giustificato e ragionevole se egli avesse risposto ‘no, non ho intenzione di rinunciare al mio capitale o ai miei diritti; li voglio trasmettere alle mie due figlie ’
No. Era la mia missione personale, la mia visione socio-politica, e quando sottoponemmo i risultati dei nostri mesi di lavoro al resto del gruppo nel 1962, si trovarono tutti d’accordo. Quando Rudolf Hauschka morì nel 1969 e si presentò il primo caso di successione, noi altri soci ereditammo l’intero patrimonio. Ma non diventò parte della nostra quota sociale. Facemmo invece una donazione ad un’Organizzazione Umanitaria nata pochi anni prima. In questo modo il denaro rimaneva in azienda, ma nominalmente esso apparteneva all’Organizzazione Umanitaria che rappresentava un ente completamente indipendente.
Esatto,e ciò significa che la WALA Heilmittel GmbH appartiene ora alla WALA Foundation.Il Dottor Vogel ed io eravamo gli ultimi due soci ed anche i proprietari legali dell’intera società. Per esempio, avremmo potuto modificare l’accordo del 1962 in ogni momento e dire: ‘Cos’è questa questione del capitale societario, non ne abbiamo più bisogno. Abbiamo cambiato idea e da domani saremo capitalisti privati; la società ci appartiene” e così via. Ma non l’abbiamo fatto. Le nostre convinzioni portarono alla nascita di tale Fondazione a cui trasferimmo tutti i nostri patrimoni societari.
Oggi non esiste un proprietario privato, nessuno può dire ‘Voglio comprarmi qualcosa di speciale perciò preleverò 100,000 euro dalla società ’. Non è possibile. I profitti della Fondazione vengono reinvestiti, e nessun membro può sottrarle denaro.
Ma non in base a una percentuale legalmente stipulata. Il comitato manageriale della società a responsabilità limitata e quello della Fondazione determinano ogni anno quanto del profitto annuale andrà agli impiegati e quanto invece rimarrà alla società o verrà trasferito alla Fondazione. Il modello della partecipazione agli utili da parte dei dipendenti è conseguenza della nostra convinzione di dover incoraggiare ogni singolo impiegato ad essere responsabile del proprio lavoro ed ambiente lavorativo per raggiungere gli obiettivi della società. Qualunque cosa significhi in termini immediati, ha senza dubbio avuto effetto. Abbiamo subito un paio di gravi allagamenti ed ogni volta metà del nostro staff è arrivato in meno di un paio d’ore e ha passato l’intera notte ad aiutare. E’ stata un’esperienza importante. Ogni dipendente ha a cuore il benessere di WALA, motivo per cui abbiamo deciso che avrebbero dovuto partecipare alla condivisione dei profitti.
Abbiamo iniziato una distribuzione dei profitti per la prima volta nel 1969. I primi due anni ciò avveniva attraverso un’assicurazione, e poi nel 1971 introducemmo lo schema ancora operativo oggigiorno, nonostante qualche piccola modifica.
Il denaro è immediatamente restituito alla società sotto forma di investimento. Per esempio, le somme distribuite ai dipendenti potrebbero essere usate per lavori di ampliamento o per aumentare il nostro stock in periodi di alta richiesta. Normalmente tali operazioni sono finanziate dai profitti o dal denaro liquido, o da un prestito della banca: noi invece finanziamo tali investimenti in parte grazie alla distribuzione dei profitti; che al momento ammontano a più di 20 milioni di euro. In questo modo il denaro non giace in qualche banca, ma “lavora” per la società.
Ai dipendenti vengono versati interessi sul loro conto personale. Tale interesse viene pagato alla fine di ogni anno. Quando i tassi di interesse erano alti si trattava del 6%; ora è del 3%. Per tutta la durata del “prestito”, il dipendente non può disporre della sua quota.
Anzitutto l’impiegato riceve gli interessi ogni anno, e l’accordo è rinnovato annualmente in modo da includere il nuovo valore del dividendo. Dopo venticinque anni l’impiegato può reclamare il suo credito. Supponiamo che un impiegato abbia ricevuto 5000 euro dalla divisione dei profitti nel 1990: nel 2015 avrà il diritto di ricevere tale somma, in dieci rate annuali. Dopo venticinque anni ogni impiegato può ritirare un decimo della sua quota di utile distribuito. Naturalmente l’importo va a incrementarsi, perché l’anno seguente il dipendente di nuovo riceve il 10% del dividendo dell’anno precedente e il 10% dell’anno in corso. Se il dipendente raggiunge l’età pensionabile prima di avere un’anzianità WALA di 25 anni, viene calcolato il totale della sua quota di partecipazione agli utili e il capitale accumulato è erogato in dieci rate annuali.
WALA non è nata principalmente per interessi economici ma perché ritenevamo che le persone avessero bisogno di medicinali naturali di alta qualità basati su concetti derivanti dalla medicina antroposofica. Lo speciale processo WALA gioca senza dubbio un ruolo fondamentale, perché siamo ancora oggi convinti di produrre medicine naturali di eccezionale qualità. Consideriamo il nostro lavoro una missione culturale più che una fonte di profitto.
Intervista di: Karen Hartmann