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Il nome albicocca deriva dal termine latino “praecoces”, così lo definivano gli antichi Romani per la precoce fioritura e fruttificazione in rapporto alle altre piante appartenenti alla famiglia delle Rosacee. Anche la seconda parte del nome scientifico dell’Albicocca (armeniaca), ha origine pressi i Romani: Lucullo, nel I secolo D.C., portò a Roma il frutto dalla Siria e lo chiamò Malus armeniaca cioè mela dell’Armenia.
L’albicocca è considerata uno dei più antichi frutti coltivati, si dice che fosse conosciuta nel nord della Cina già 4000 anni fa; lungo al via della seta, passando dalla Siria l’albicocca arrivò nell’impero Romano.
Nel regno Hunza, nel Pakistan del Nord, sono coltivati piante di albicocco molto somiglianti alle varietà originarie; il regolare consumo di frutti freschi o essiccati, è ritenuta la causa della buona salute e della forte costituzione del popolo Hunza.
Le sostanze presenti nell’albicocca sono tipiche delle verdure; nessun altro frutta contiene quantità così elevate di carotenoidi, minerali e fibre alimentari. Cento grammi di albicocche fresche, da uno a tre frutti a seconda della grandezza, coprono il fabbisogno giornaliero di 2 mg di carotenoidi consigliato dalla Società Tedesca di Nutrizione (DGE).
In Oriente i semi di albicocca vengono gustati come mandorle, estraendoli dal duro nocciolo.
Dai semi dei noccioli si produce inoltre una pasta, simile al marzapane, dalla quale si ottiene per spremitura l’olio.

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