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L’origine del nome arnica non è chiaro. Alcuni farebbero derivare il nome dal greco arnakis (pelle di agnello) alludendo alle foglie ricoperte di fine peluria. Altri vedono in esso l’abbreviazione del termine ptarmike dal greco ptarmos (starnutire). Si dice che Dioscoride chiamò così tutele composite vista la loro tendenza a causare allergie. Un’altra origine del nome potrebbe essere il termine arabo arnich.
Uno dei nomi popolari usati in Germania per questa pianta è “Fiore del lupo”: dai fiori dell’arnica scintilla il sole selvaggio della montagna che fa pensare agli occhi gialli di un lupo. In tarda estate, quando il vento passa frusciando tra le spighe di grano, il “lupo del grano” vaga tra i campi. Nei tempi antichi questa figura mitologica simbolizzava la forza del campo, lo spirito del grano, che portava l’energia necessaria alla maturazione. Se la spirito lasciava il campo il grano si seccava. Per fare in modo che il “lupo del grano” non lasciasse i campi i contadini li circondavano con piante di arnica, la “pianta del lupo”, che avrebbe impedito al lupo di lasciare il suo campo. Non appena l’ultima spiga di grano veniva tagliata, il “lupo del grano” sui rifugiava a dormire nell’ultimo covone rimasto che veniva decorato e trasportano in giro per il paese con grande festa.
In seguito i contadini seminarono l’arnica intorno ai campi nella notte di San Giovanni per proteggere i cereali dal demone del grano.
L’arnica era dedicata a Freya ed era considerata una delle piante più importanti associate alla festa di San Giovanni. Non poteva mancare accanto all’iperico e alla felce nei rituali del solstizio d’estate. Si riteneva inoltre che l’arnica avesse poteri magici in grado di influenzare il tempo atmosferico, veniva quindi bruciata durante i temporali.

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