

Il Karitè ricevette il nome a fine XVIII secolo dall’esploratore scozzese Mungo Park. Egli prese presumibilmente ispirazione dal linguaggio africano Bambare nel quale “sii" significa sacro. In onore di Mungo Park il nome scientifico del Karitè è ancora adesso Butyrospermum parkii (Latino: butyro = burro, spermum = seme).
Nella sua patria d’origine, l’Africa centrale, l’albero di Karitè è la principale fonte di grasso per cucinare e per il trattamento della pelle, i frutti sono anche utilizzati come cibo. Esso è considerato un albero sacro e viene trattato con particolare rispetto. La raccolta dei frutti è quindi accompagnata da un antico rituale chiamato “Begu”. All’inizio della raccolta c’e una festa nella quale l’offerta di bevande e l’uccisione di un pollo sotto un albero di ebano costituiscono il culmine. Il grasso dai primi semi raccolti è usato per preparare una pietanza di fagioli neri mangiata dalla comunità del villaggio durante i festeggiamenti. I semi vengono essiccati al sole e sbucciati già durante il periodo della raccolta; essi vengono poi tritati in mortai di legno fino a formare un impasto grezzo che viene bollito secondo una ricetta segreta, per produrre una sostanza simile al burro. In base alla tradizione solamente le donne possono raccogliere i frutti di questo albero sacro della savana. Dopo il raccolto agli uomini è proibito toccare e abbattere l’albero.
Nel caldo Sahara il Karitè ha funzione di preservare la vita; per secoli le popolazioni autoctone lo hanno usto per proteggere la pelle dal vento secco.
In Germania i prodotti a base di burro di Karitè furono inizialmente importati alla fine del 19° secolo. I primi test su larga scala sul suo impiego nella cura del corpo vennero eseguiti tra il 1930 e il 1952. I chimici erano entusiasti dell’elevato contenuto grasso dei frutti e della buona conservabilità senza utilizzare emulsionanti. Intorno alla metà degli anni ’60 il burro di Karitè scomparve dal mercato mondiale, soppiantato dal burro di cocco promosso dai paesi industrializzati.
Di recente questa materia prima pregiata ha guadagnato nuova importanza come sostanza naturale per dare struttura ai cosmetici di elevata qualità.