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Il nome maggiorana deriva dall’Arabo marjamie = incomparabile. Egiziani, Arabi, Greci e Romani apprezzavano questa spezie che originariamente veniva dall’India.
Nell’antichità la maggiorana fu dedicata ad Afrodite, dea dell’amore, che si suppone avesse creato la piccola potente pianta dai poteri curativi mentre si trovava in uno stato di perfetta felicità. La maggiorana veniva bruciata come incenso in suo onore. Si diceva che il vino aromatizzato con la maggiorana aumentasse la prodezza ed il desiderio sessuale. Plinio il Vecchio (circa 23-79 d.C.) descrisse un metodo per aromatizzare il vino. Secondo lui, i Romani fumavano pipe per erbe riempite principalmente con maggiorana dolce. Inalavano il fumo attraverso una cannuccia e poi bevevano un pò di vino. In bocca il fumo aromatizzato alla maggiorana mescolato al vino formava una bevanda aromatica.
Le donne dell’Antica Grecia ungevano le sopracciglia e i capelli con olio essenziale di maggiorana che aggiungevano alle loro miscele di profumi.
Il più antico ricettario culinario esistente, “De re coquinaria” (Sull’Arte del Cucinare), attribuito al famoso gourmet romano Marco Gavio Apicio (I sec. d.C.), include la maggiorana tra le 10 spezie più frequentemente utilizzate. Anche oggi nel classico “wurstkraut” (salsicce aromatizzate alla maggiorana) questa pianta viene utilizzato per rendere più digeribili pietanze grasse e legumi.
La dolce maggiorana fu introdotta in Europa dagli Arabi nel XVI secolo. Durante il Medio Evo vennero attribuite proprietà magiche alla pianta: si pensava che allontanasse gli spiriti maligni, diavoletti, streghe e rendesse inefficaci incantesimi e maledizioni. A questo scopo, in ogni casa si teneva appeso un rametto di maggiorana essiccata. Durante la nascita di un bambino, si spargeva maggiorana e cumino sul davanzale per proteggerlo dagli spiriti maligni. Come bevanda, si pensava che l’acqua di maggiorana favorisse lo sviluppo del linguaggio nei bambini.

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