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Il nome botanico è probabilmente formato da due parole greche ‘commi’ (gomma per imbalsamazione) and ‘phoros’ (che porta ). L’epiteto ‘molmol’ è la parola somala che significa molto amaro. Si pensa che la parola mirra derivi dall’arabo “murr”, che significa amaro.
Alberi del tipo della mirra producono una resina disinfettante per proteggersi dalle pestilenze invadenti e per cicatrizzare le ferite.
La mirra è una delle piante più anticamente note ad essere utilizzate per scopi terapeutici e rituali. E’ menzionata in varie mitologie e libri di medicina che risalgono a più di 3000 anni fa. Il suo utilizzo più importante sino al IV e V secolo prima della nascita di Cristo era come incenso rituale.
Gli Egiziani lo utilizzavano per fare sacrifici a Ra, il dio sole. Nell’antichità gli Egiziani e gli Ebrei la utilizzavano come ingrediente per imbalsamare i morti. La mitologia greca ci tramanda la storia di Smyrna. Si suppone che Afrodite le abbia gettato un incantesimo, facendola innamorare di suo padre Cinira, sacerdote prete e re di Cipro, e facendoglielo sedurre. Dopo dodici notti restò incinta. Quando suo padre scoprì chi lo aveva sedotto, voleva uccidere sua figlia. Smirne avrebbe voluto diventare invisibile e implorò l’aiuto degli dei. Essi la trasformarono in un albero di mirra. Smirne pianse amaramente: lacrime di amara resina di mirra. Nove mesi dopo partorì Adone. Per inciso, Smirna è la parola greca per indicare la mirra. La Bibbia cita la mirra diverse volte, una di queste al momento della natività di Gesù: i tre saggi dall’Oriente portarono al bambino doni di oro, incenso e mirra.Ciascun dono aveva un significato simbolico. L’oro simboleggia il regno, l’incenso la santità e la mirra la sofferenza. A Gesù sulla Croce venne offerto del vino aromatizzato con mirra, che ha un effetto anestetico - evidentemente questa era l’usanza a quel tempo. Tuttavia Gesù rifiutò la bevanda.
Qualcosa simile al vino unito alla mirra è ancora noto oggigiorno – retsina. Il vino matura in botti che i viticoltori hanno trattato con resina di pino aleppo. Traggono vantaggio dall’azione protettiva della resina. Per la stessa ragione, i viticoltori dell’antica Roma e della Grecia trattavano le botti di vino con il fumo derivato da mirra bruciata.
Sia in Egitto, in Cina che in Oriente: dovunque tutti conoscevano i poteri cicatrizzanti della mirra e la usavano per curare le ferite, le piaghe e le infezioni. Le donne orientali apprezzavano l’azione deodorante della mirra e sfregavano la resina sulle ascelle. Anche la medicina ayurvedica indiana utilizza la mirra per curare i dolori reumatici e alti livelli di colesterolo. Nel Medio Evo i medici utilizzavano la mirra per curare la cosiddetta “congestione” di diversi organi, specie stomaco, intestino, polmoni, utero e vescica, così come l’infezione della bocca e della gola.
La mirra possiede un’azione fissativa di altre fragranze e perciò è spesso aggiunta alle miscele di profumi.

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