

Quando il fiore della passione fu importato in Europa nel XVII secolo, fu accettato con entusiasmo non solo per le sue proprietà curative ma anche perché fu venerato dai Cristiani come simbolo della crocifissione di Cristo. Nel suo fiore videro l’intera storia della crocifissione: i 10 petali rappresentavano i 10 Apostoli di Cristo, la corona blu raffigurava la corona di spine, nel suo ovario supero a colonna videro il luogo della fustigazione, lo stilo con le tre ramificazioni più larghe alle punte simboleggiava i chiodi della croce, i 5 stami corrispondevano alle stigmate di Gesù, i viticci richiamavano la frusta con cui Gesù veniva flagellato e infine la gigante foglia dei viticci rappresentava la lancia con cui fu trafitto. Da questa interpretazione risulta evidente come sia nato il nome fiore della passione. Il genere Passiflora include varietà con frutti commestibili, conosciuti col nome di frutti della passione. Tuttavia, la parete commestibile è composta da una serie di semi tenuti insieme dalla polpa di consistenza gelatinosa. In America, suo habitat naturale, il frutto della passione è stato utilizzato per lungo tempo dalla popolazione nativa americana sia come medicina calmante e rilassante sia come cibo. Il medico spagnolo Monardes lo scoprì per l’Europa nel 1569. I monaci che videro nella passiflora la Passione di Cristo pensarono di intravedervi un segno dal cielo, vale a dire gli Indiani delle terre conquistate dovevano essere convertiti al Cristianesimo.