

La piantaggine veniva già apprezzata sin dai tempi antichi. Plinio Il Vecchio riporta la sua efficacia terapeutica in caso di forte tosse e brividi. Nel Medio Evo veniva utilizzata per curare ustioni, ulcere, infiammazioni oculari, nasali e morsi di cane. Kneipp la utilizzò per fermare le emorragie e curare le ferite.
Le parti utilizzate sono le foglie. Vengono essiccate per gli infusi o spremute per ottenere un succo fresco. La piantaggine è un eccellente rimedio contro la tosse grazie alla mucillagine, agli amari astringenti e all’acido silicico. La sua azione antibiotica la rende efficace negli stati febbrili delle malattie polmonari e bronchiali. Il suo utilizzo come rimedio antitosse era così proverbiale che , in Germania, l’espressione “ succo di Piantaggine” era, sino a tempi recenti, sinonimo in genere di sciroppi antitosse .
Nella medicina popolare il succo viene utilizzato in primavera come cura depurativa del sangue; diluito in un infuso di camomilla viene impiegato per le ferite di difficile cicatrizzazione. Le sue foglie appena raccolte vengono applicate direttamente sulle ferite ancora aperte. Un trito di foglie di piantaggine applicato sui morsi di insetti lenisce il prurito ed il gonfiore. Così quando si è fuori per una passeggiata, la si può raccogliere direttamente dal prato e avere un cerotto d’emergenza.