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Il prugnolo costituisce una ricca tavola imbandita per numerosi animali: I fiori lussureggianti sono una leccornia per diverse specie di insetti: api, calabroni, coleotteri, mosche. Le foglie, che nascono più tardi, sono amate dai bruchi di alcune specie di lepidotteri, ad esempio farfalle come il podalirio e la rara thecla betulae, falene come la saturnia pavonia (o pavone di notte) e specialmente l’yponomeuta padellus, comunemente chiamata “tignola del susino” le cui pupe, attaccate alle foglie della pianta nutrice da sottili fili di seta, costruiscono delle vere e proprie “tende” tra i rami e li ricoprono completamente. Anche specie di uccelli nidificano nel prugnolo, come l’averla piccola o lo zigolo giallo, trovando ospitalità e nutrimento. Per gli uccelli e i roditori che si nutrono di bacche, in inverno il cespuglio spinoso è una indispensabile riserva di cibo e garanzia della loro sopravvivenza.

Gli antichi Teutoni conoscevano già la funzione di protezione del prugnolo: insieme al biancospino fu usato per le prime recinzioni di orti e frutteti per tenere lontani gli animali. L’antica parola germanica “gher” (prendere, afferrare, acchiappare) diede origine alla parola “ghortos” che letteralmente significa “racchiuso, recintato”. Così fu la siepe che diede al giardino (“garten”) il suo nome.

In alcuni luoghi si credeva che il prugnolo avesse il potere di allontanare gli spiriti maligni. Nella notte di Santa Ottilia era tradizione bruciare rami di prugnolo come se fosse incenso e nella notte di Walpurgis, la notte dei vampiri, il prugnolo era bruciato insieme al ginepro per respingerli.

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