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Jean Nicot (1530-1604), ambasciatore Francese alla corte Portoghese, introdusse in Francia dal Portogallo foglie e semi di tabacco circa nel 1560. Raccomandò questa ancora poco conosciuta pianta medicinale a Caterina De’Medici come rimedio per le sue emicranie. Ciò risultò efficace e, pertanto alla pianta fu dato in suo onore il nome scientifico di Nicotiana tabacum. Si pensa che la parola tabacco derivi dall’indiano tobaco, con riferimento ai rotoli di foglie di tabacco fumati dagli Indiani dell’America Centrale alla fine del XV secolo, o alla parola tobago, con riferimento alla canna o pipa in cui la pianta viene fumata.
Il tabacco è ancora oggi utilizzato per scopi religiosi dagli indigeni d’America. Gli sciamani fumano, sniffano, masticano o bevono le foglie insieme ad altre piante, cadono in trance e in questo stato chiedono consigli agli dei. Ai tempi dei Maya, degli Incas e degli Atzechi l’uso di questa pianta degli dei era riservato ai sacerdoti. Gli stregoni messicani ed i sacerdoti indossavano una borsa da tabacco sulla cintura come indice del loro rango. Ricchi stregoni assumevano servi il cui solo lavoro consisteva nel controllare la pipa o la canna utilizzate per fumare il tabacco. La pipa per tabacco era un comune oggetto da sepoltura. I sacerdoti spandevano fumo di tabacco su ogni bambino appena nato e sulla madre come strumento di intercessione tra la terra e il mondo spirituale. Fu solo in epoca più tarda che fu permesso alle persone comuni di fumare il tabacco. Per queste persone questa pianta ha un significato differente. Il tabacco riduce la fame ed il dolore ed aumenta la resistenza corporea.
Gonzalo Fernandez de Oviedo y Valdès (1478-1557), compagno di viaggio di Colombo e cronista della conquista del Sud America, fu il primo ad introdurre il tabacco in Europa. Gli Spagnoli lo coltivarono come pianta ornamentale per i suoi fiori attraenti. Il medico spagnolo Nicolàs Monardes (1493-1578) tenne delle conferenze sul potere curativo del tabacco all’Università di Siviglia.
Fumo da aspirare: non esisteva nessuna parola che potesse definire questo nuovo tipo di consumo in Europa. Fino alla metà del XVII secolo venivano utilizzati termini come “fumo da bere” o “tabacco da bere” per descrivere questa nuova moda.
Ma non tutti erano favorevoli all’introduzione del tabacco in Europa e al suo uso per scopi ricreativi e terapeutici. Già nel XVI secolo il re inglese Giacomo I (1566-1625), figlio di Maria Stuarda, denunciava pubblicamente e vigorosamente l’uso del tabacco e bandiva dalla sua corte i consumatori di tabacco. Nel XVII secolo in Russia e nell’Impero Ottomano, per il fumo venivano imposte pene severe, in alcuni casi persino la pena di morte, in Russia e nell’Impero Ottomano nella speranza che frenando il consumo di tabacco si indebolisse l’influenza dei poteri coloniali Europei.
In una bolla pontificia Papa Urbano VIII (1623-1644) minacciò di scomunicare chiunque avesse fumato, masticato o aspirato il pagano tabacco in chiesa. Il suo successore Papa Innocenzo X (1644-1655) si spinse ancora più oltre e minacciò di scomunicare l’intera Cristianità se non avessero smesso di fumare. Invano. Il tabacco si diffuse molto rapidamente attraverso tutta l’Europa, India e Asia. Oggi il 30 % della popolazione mondiale fuma tabacco e la produzione di foglie di tabacco raggiunge i sette milioni di tonnellate all’anno.

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