Dalla Natura per l’Uomo

Le piante officinali che provengono dal giardino botanico di WALA o da raccolte spontanee attentamente seguite sono il fondamento dei medicinali WALA. Le piante, foglie, radici, fiori, frutti e semi raccolti vengono lavorati con estrema cura a mano nei laboratori, usando uno speciale metodo chiamato processo di produzione ritmica. L’aver introdotto i ritmi della natura nel processo di lavorazione ha reso possibile la produzione di estratti di piante officinali a base acquosa, le tinture madri appunto, che si conservano per molti anni senza l’aggiunta di alcol. Il dr. Ernst Selinger è il capo del laboratorio che lavora le piante dal 1983.


Di regola, le piante fresche sono raccolte al sorgere del sole nel giorno stesso della successiva lavorazione

Da dove provengono le piante necessarie alla preparazione dei vostri medicinali?

Se guardiamo alla varietà di speci, una buona parte delle piante viene raccolta nel nostro giardino botanico, che si trova nelle immediate adiacenze degli edifici WALA. Nel laboratorio lavoriamo circa 160 piante diverse: più della metà vengono coltivate nel giardino, mentre le altre provengono da luoghi di raccolta spontanea o da coltivazioni biodinamiche o biologiche certificate.

Se guardiamo invece ai volumi, è ovvio che la maggior parte delle piante proviene da fonti esterne a WALA, specialmente nel caso di piante di cui è necessario avere grandi quantità, come il crespino, l’arnica e l’eucalipto.

Di regola, le piante vengono raccolte al sorgere del sole nel giorno stesso della successiva lavorazione. Per esempio questa mattina abbiamo raccolto l’amamelide (Hamamelis virginiana). Alle 4.45 tre membri del nostro staff erano già all’opera, raccogliendo le foglie della pianta e sono arrivati in laboratorio alle 5.45: dopo aver lavato e disinfettato le mani, hanno iniziato la selezione del raccolto. Tra le 6 e le 7 altri colleghi li hanno raggiunti e entro le 8 il lavoro era stato portato a termine: erano stati selezionati 1.680 grammi di foglie di amamelide.

Cosi’ tanto personale per due per poco più di un chilo e mezzo di foglie?

Le foglie vengono esaminate una ad una, da entrambi i lati
Poi vengono lavate ed asciugate una ad una. Poi vengono pesate. Il raccolto di oggi ci ha fruttato due lotti da 840 grammi ciascuno. Dopo aver effettuato la selezione, di nuovo tutto il personale lava e disinfetta le mani. Quindi le foglie vengono sminuzzate e tritate in un mortatio fino a raggiungere la consistenza di una polpa. A questo punto vengono aggiunti gli altri ingredienti base della formula: acqua, lattosio e miele. Inizia quindi il processo ritmico che dura 7 giorni.


Prestiamo particolare attenzione ai ritmi della luce e del movimento

Le foglie di amamelide devono trasformarsi in una tintura madre acquosa sottoposta a fermentazione in conformità alla Farmacopea Omeopatica Tedesca (HAB) . Viene usata un’acqua speciale?

Naturalmente. Usiamo solo acqua distillata, la migliore possibile. La prendiamo dal nostro pozzo o dalla sorgente di Jebenhausen che è nelle vicinanze.

Con I primi 7 giorni inizia il processo di produzione ritmico. In che cosa consiste esattamente ?

La miscela di foglie triturate, acqua e gli altri ingredienti viene messa in un contenitore alla temperature costante di 37°. Al mattino e alla sera la miscela viene raffreddata con acqua ghiacciata per due ore. Ciò va di pari passo con i ritmi di luce/oscurità e stasi/movimento. Nel contenitore termico c’è oscurità. La fase di raffreddamento, al contrario, viene effettuata al sorgere e al calar del sole e contemporaneamente la miscela viene anche rimestata.

Dopo tre giorni e mezzo, la miscela viene anche filtrata.
Ciò significa, per esempio, che la miscela di amamelide preparata oggi verrà filtrata Sabato sera tra le 20.30 e le 22.00.

Sono degli orari di lavoro inusuali. Ma sono proprio necessari ?

Certamente, ci dobbiamo attenere ad un’ esatta tabella di marcia. E’ come per i membri di un’orchestra, il nostro è un lavoro di squadra.

Dunque, dopo essere stata filtrata, la miscela di amamelide viene ulteriormente ritmizzata: in altre parole, viene esposta nuovamente ad intervalli regolari alle polarità luce(oscurità e stasi/movimento. A questo punto la polarità caldo/freddo è tra la temperatura ambiente e il ghiaccio e di nuovo il processo va avanti tre giorni e mezzo.

I residui della filtrattura, che sono stati lasciati ad asciugare per tre giorni e mezzo, vengono inceneriti e un po’ di cenere viene aggiunta al filtrato. La tintura madre è pronta e verrà lasciata riposare per un anno, durante il quale la tintura matura e si trasforma. Alla fine dell’anno, la tintura viene esaminata con test microbiologici e analitici. Se il risultato è positivo, la tintura madre può essere ulteriormente lavorata.


Il nostro intento è quello di lavorare le piante in modo da farle diventare dei preparati medicinalis

E’ un procedimento uguale per tutte le piante o alcune di esse reagiscono in modo diverso?

Prendiamo ad esempio I fiori di prugnolo, Questi delicatissimi, luminosi germogli primaverili sono incredibilmente fragili e appassiscono velocemente. Eppure, mentre li lavoriamo, ne percepiamo l’intensità. Hanno un incredibile profumo di marzapane e di mandorle amare.

Le foglie di eucalipto, d’altro canto, sono coriacee, dure e anch’esso hanno un profumo deciso. Quando arrivano da noi spedite dal Sud Africa sono ancora ben fresche e compatte. I fiori di prugnolo sono ridotti in poltiglia quasi automaticamente, mentre le foglie di eucalipto richiedono molto lavoro.

Come vede, ogni pianta ha le sue caratteristiche. Ciò che va bene per l’amamelide può non essere congeniale alle foglie di betulla, e il processo di lavorazione delle foglie di betulla non si applica necessariamente al tarassaco (n.dr. dente di leone). Ogni pianta deve essere trattata secondo la sua specificità. Il fatto che molte piante o parti di piante vengono raccolte in momenti diversi dell’anno ne sottolinea già le differenze. Inoltre sono tutte lavorate in conformità alle specifiche della Farmacopea Omeopatica tedesca (HAB). Ciò rende il nostro lavoro variegato e non così facile da prevedere o programmare: del resto, così è la vita!


La distribuzione del lavoro deve essere organizzata in modo che lo staff si senta motivato a portare avanti i suoi compitii

Fate anche degli esperimenti con il processo di ritmizzazione?

A volte. Ad esempio stiamo cominciando a sperimentare procedure di raccolta diverse. Ad esempio, è meglio raccogliere la piantaggine (Plantago lanceolata) prima o dopo la fioritura? C’è una differenza di soli 14 giorni, ma alla fin fine questa differenza implica notevoli consequenze.

Lo stesso per i fiori di Adonis : raccoglierli ancora in bocciolo o aspettare la piena fioritura? E per quanto riguarda il crespino, le sue bacche sono più efficaci se raccolte ancora acerbe, appena mature o in avanzata maturazione? Possiamo ottenere tanto semplicemente determinando il momento migliore per la raccolta di una pianta o di parte di essa. Le foglie di salvia, per esempio, sono raccolte in inverno. Se raccolte in estate macerano immediatamente e il risultato della lavorazione è buono come concime liquido. Mentre invece dalle foglie invernali si ottiene una eccezionale tintura madre che profuma di incenso e si mantiene stabile per anni.

Ci sono delle piante che non si prestano alla lavorazione secondo il vostro processo ritmico?

Noi lavoriamo una pianta per tutto il tempo necessario ad ottenere la tintura madre così come la vogliamo. Il nostro scopo principale è di esaltarne le proprietà curative e preservarne le forze di guarigione, così che diventino dei preparati medicinali.

Lei lavora in WALA da molti anni: qual è la sfida più grande da affrontare?

Per la verità, la conservazione di un sistema ritmico di produzione in un ambiente sempre più difficile è di per sé una sfida costante e un impegno più o meno quotidiano.

Ad oggi non solo abbiamo mantenuto il processo originario, ma nel corso degli anni lo abbiamo perfezionato. Per esempio, nel passato abbiamo spesso avuto difficoltà con la piantaggine, ad oggi superati. Per contro, capita di avere ora problemi con altre piante che non si erano mai verificati in passato.

Ci vuole molta esperienza per lavorare in questo laboratorio…..

Non solo. Ci sono da fare sempre nuove esperienze. Per esempio, ci è voluto molto tempo per renderci conto che il tarassaco dovrebbe essere raccolto laddove cresce sparso e non nei prati dove la sua crescita è più rigogliosa e fitta.

Inoltre, facciamo esperimenti sulla relazione tra acqua e piante. Alcune piante o parti di esse, ad esempio le foglie di amamelide, sono per loro natura così asciutte che non si mischiano bene con l’acqua. Per contro altre piante assorbono l’acqua molto bene, e potresti continuare a dargliene, come ad esempio il cactus. Nella fase di movimento/rimescolamento osserviamo come pianta e acqua si mischiano, se formano un legame o semplicemente coesistono. Sperimentiamo anche variazioni di temperatura o dell’orario del filtraggio o altre varianti al nostro processo fino ad arrivare a produrre la miglior tintura madre possibile. Ma possiamo sperimentare nuovi metodi solo su quelle piante che non sono regolate dalla Farmacopea Omeopatica Tedesca: tutte le altre devono essere lavorate in conformità alle sue linee guida.

In tutti questi anni lei ha visto WALA crescere costantemente. Come si sente connesso alla società ?

Ho molto interesse per i principi base dell’antroposofia e per le forze vitali che ci governano. Sono affascinato dalle relazioni umane e dalla relazione Uomo-Natura che sono entrambe molto importanti per me. Le persone che lavorano qui devono interagire le une con le altre in modo tale che il sistema di produzione ritmico possa continuare in futuro. Si può facilmente immaginare che non è un piacere alzarsi alle cinque meno un quarto o anche prima. Quindi il lavoro deve essere strutturato in modo tale che ognuno si senta motivato a espletare il proprio compito. Per questo motivo buone relazioni interpersonali, tolleranza e comprensione sono assolutamente necessari per creare l’atmosfera giusta.


Intervista di: Karen Hartmann

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